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Come creare un portfolio da localizzatore videoludico

Se vuoi lavorare nella localizzazione videoludica, prima o poi arriverà il momento in cui qualcuno ti chiederà di mostrare che cosa sai fare. Può essere un’agenzia di traduzione, una software house, un recruiter, un Localization Project Manager oppure un potenziale cliente freelance. E a quel punto il curriculum, da solo, potrebbe non essere sufficiente.

Il motivo è semplice: un CV racconta il tuo percorso, mentre un portfolio dimostra le tue capacità.

Nel settore della localizzazione videoludica questa differenza è particolarmente importante. Scrivere di avere un ottimo livello di inglese, di conoscere i videogiochi e di aver studiato traduzione può certamente essere utile, ma non permette necessariamente a chi seleziona un professionista di capire come lavori. Un buon portfolio, invece, può mostrare direttamente la qualità della tua scrittura, il tuo approccio al contesto, la tua sensibilità nei confronti dei videogiochi e la capacità di prendere decisioni linguistiche consapevoli.

La buona notizia è che non devi necessariamente aver già lavorato per una grande azienda per costruirne uno. La cattiva notizia è che un portfolio non si crea semplicemente raccogliendo qualche traduzione qua e là.

Bisogna costruirlo con criterio.

A cosa serve davvero un portfolio di localizzazione?

La prima cosa da capire è che il portfolio non è un archivio di tutto ciò che hai tradotto nella tua vita.

Il suo scopo è molto più preciso: deve permettere a chi lo guarda di farsi rapidamente un’idea del tipo di professionista che sei.

Se, per esempio, vuoi lavorare nella localizzazione di videogiochi narrativi, sarà utile mostrare di saper gestire dialoghi, caratterizzazione dei personaggi e terminologia. Se ti interessa maggiormente la localizzazione di interfacce e contenuti tecnici, potresti voler dimostrare una particolare attenzione alla chiarezza, alla sintesi e ai vincoli di spazio.

Il portfolio dovrebbe quindi rispondere implicitamente a una domanda molto semplice:

“Se affidassi a questa persona la localizzazione di un videogioco, che cosa potrei aspettarmi?”

È per questo che un portfolio efficace non deve necessariamente essere lungo. Deve essere mirato.

Dieci pagine di materiale mediocre o poco pertinente possono essere molto meno convincenti di tre o quattro esempi scelti con attenzione e accompagnati da una spiegazione intelligente delle scelte effettuate.

Il portfolio non deve dimostrare che sai tradurre soltanto dall’inglese

Uno degli errori più comuni consiste nel pensare che il portfolio debba limitarsi a mostrare una traduzione dall’inglese all’italiano.

Naturalmente la qualità della traduzione è fondamentale, ma nella localizzazione videoludica il problema non è semplicemente trasferire parole da una lingua all’altra.

Una software house o un’agenzia vuole capire se sai localizzare.

La differenza è sostanziale.

Immaginiamo di avere una battuta come:

“You’re really something, aren’t you?”

Senza contesto, potremmo tradurla in moltissimi modi. Potrebbe essere una frase affettuosa, sarcastica, aggressiva oppure ironica. Potrebbe essere pronunciata da un amico, da un nemico, da un superiore o da un personaggio innamorato.

La traduzione migliore dipende dalla situazione.

Ecco perché un buon portfolio dovrebbe, quando possibile, mostrare non soltanto il risultato finale, ma anche la capacità di ragionare sul contesto.

Non serve trasformare ogni esempio in una tesi universitaria. Basta spiegare, quando è rilevante, perché hai scelto una determinata soluzione.

Questa è una delle cose che possono distinguere un aspirante localizzatore da una persona che semplicemente conosce bene l’inglese.

Se vuoi approfondire proprio questo aspetto, puoi leggere anche “Parlare bene inglese non basta per tradurre videogiochi”, che affronta il rapporto tra conoscenza linguistica e competenze specifiche richieste dalla localizzazione.

Quali contenuti puoi inserire se non hai ancora esperienza?

Qui arriva il problema più frequente: “Come faccio a creare un portfolio se non ho mai lavorato come localizzatore?”

La risposta è che non devi inventarti esperienze professionali che non hai.

Puoi invece creare lavori dimostrativi.

Un esercizio di localizzazione ben costruito può essere perfettamente legittimo all’interno di un portfolio, purché sia presentato con chiarezza come esercitazione personale o progetto accademico e non venga fatto passare per un lavoro commissionato.

Puoi, per esempio, scegliere un breve segmento di dialogo, una schermata di menu, una descrizione di un oggetto, una quest, un tutorial o una serie di messaggi di sistema e realizzarne una localizzazione italiana.

L’importante è che il materiale scelto ti permetta di dimostrare qualcosa.

Un semplice dialogo di cinque righe potrebbe essere sufficiente se ti consente di mostrare caratterizzazione dei personaggi, registro, umorismo e attenzione al contesto. Al contrario, cinquanta stringhe banali di menu potrebbero non dire praticamente nulla sulle tue capacità.

Non scegliere il testo più lungo. Scegli il testo che ti permette di dimostrare di più.

Un ottimo portfolio può essere anche un progetto simulato

Per chi è all’inizio, questa è probabilmente una delle strategie più interessanti.

Immagina di creare un piccolo videogioco fittizio. Non è necessario programmarlo. Può essere sufficiente costruire un insieme coerente di materiali: una breve descrizione del gioco, alcuni dialoghi, una schermata di menu, descrizioni di oggetti, una quest e qualche messaggio di sistema.

A quel punto puoi immaginare di ricevere il progetto per la localizzazione dall’inglese all’italiano.

Prima di tradurre, definisci il contesto. Chi sono i personaggi? A chi si rivolge il gioco? Qual è il tono generale? Esistono termini ricorrenti? Ci sono limiti di caratteri? Alcune parole devono rimanere in inglese?

Poi costruisci un piccolo glossario e una style guide e procedi con la localizzazione.

Il risultato sarà molto più interessante di una semplice raccolta di traduzioni scollegate, perché dimostrerà di comprendere come funziona un progetto di localizzazione.

Ed è proprio questo che un potenziale committente vuole vedere.

Se vuoi capire meglio come si sviluppa questo processo nella pratica, è utile anche approfondire il tema del workflow professionale della localizzazione videoludica.

Attenzione al copyright: non tutto ciò che puoi tradurre puoi pubblicare

C’è però un aspetto importante che chi costruisce un portfolio dovrebbe conoscere: il fatto che un testo sia disponibile pubblicamente non significa automaticamente che tu possa ripubblicarlo liberamente all’interno del tuo portfolio.

Utilizzare estratti di videogiochi commerciali, script, dialoghi o altri contenuti protetti da copyright richiede attenzione. Per questo, soprattutto quando si costruisce un portfolio pubblico online, può essere preferibile lavorare su materiali per i quali si dispone dei necessari diritti oppure creare contenuti originali appositamente pensati per dimostrare le proprie competenze.

Questa seconda soluzione ha anche un vantaggio: ti permette di costruire esattamente il tipo di esempio professionale che vuoi mostrare.

Puoi creare un piccolo universo narrativo, inventare personaggi, scrivere alcune stringhe e poi localizzarle, simulando un vero progetto.

In questo modo puoi dimostrare contemporaneamente traduzione, adattamento, terminologia, gestione del contesto e coerenza.

Inserisci esempi diversi, ma non cercare di dimostrare tutto

Un portfolio efficace dovrebbe mostrare una certa varietà, ma questo non significa riempirlo di qualsiasi tipo di testo.

Può essere utile avere almeno alcuni esempi che rappresentino aspetti differenti del lavoro: un dialogo narrativo, un contenuto di interfaccia, una descrizione di oggetti o abilità, un testo promozionale e, se è un ambito che ti interessa, un esempio di adattamento per il doppiaggio.

La varietà serve a dimostrare che sai cambiare registro e affrontare tipologie di contenuto differenti.

Ma c’è un limite.

Se inserisci venti esempi, tutti molto simili tra loro, il portfolio diventa difficile da consultare. Se invece ne inserisci troppi e molto diversi, rischi di dare l’impressione di non avere ancora una direzione professionale.

Meglio pochi lavori scelti con intenzione.

Il portfolio non deve dire “guardate quante cose ho fatto”.

Deve dire: “Queste sono le cose che so fare e questo è il livello al quale posso farle.”

Mostra anche il ragionamento dietro le scelte

Una delle caratteristiche che può rendere particolarmente interessante un portfolio di localizzazione è la capacità di spiegare alcune decisioni.

Non è necessario commentare ogni singola frase. Anzi, sarebbe controproducente.

Puoi invece scegliere due o tre passaggi particolarmente significativi e spiegare brevemente quale fosse il problema e come hai deciso di risolverlo.

Per esempio, potresti avere incontrato un gioco di parole impossibile da tradurre letteralmente. Nel portfolio puoi mostrare la soluzione italiana e spiegare che hai scelto di ricreare l’effetto comico invece di conservare la struttura originale della battuta.

Oppure puoi mostrare una frase volutamente molto breve perché destinata a un pulsante dell’interfaccia e spiegare che la soluzione è stata scelta tenendo conto del limite di spazio.

Oppure ancora puoi mostrare come hai tradotto un termine ricorrente e spiegare perché hai preferito mantenerlo invariato in tutte le occorrenze.

Questi piccoli commenti fanno emergere una competenza fondamentale: non traduci automaticamente, ma prendi decisioni linguistiche sulla base delle esigenze del gioco.

Un glossario può valorizzare moltissimo il portfolio

Se vuoi fare un passo ulteriore, puoi affiancare al progetto un piccolo glossario.

Non deve essere enorme. Bastano anche dieci o venti termini particolarmente significativi.

Per ogni voce puoi indicare il termine originale, la soluzione italiana e, se necessario, una breve nota sul contesto o sulla motivazione.

Questo dimostra di comprendere uno degli aspetti fondamentali della localizzazione: la coerenza terminologica.

In un videogioco, infatti, una parola raramente vive da sola. Può comparire nei dialoghi, nei menu, nei tutorial, nelle descrizioni degli oggetti e nei testi promozionali.

Saper individuare i termini importanti e trattarli in maniera coerente è una competenza professionale molto più significativa della semplice capacità di trovare un buon sinonimo.

Per approfondire questo aspetto puoi leggere anche “Glossari, style guide e materiali di riferimento”, dedicato proprio agli strumenti che aiutano il localizzatore a mantenere coerenza e qualità durante il progetto.

E una style guide?

Anche una breve style guide può essere un ottimo elemento da inserire in un progetto dimostrativo.

Puoi indicare, per esempio, come vengono trattati i pronomi, quali forme verbali vengono utilizzate, come vengono scritti determinati termini, quale registro viene adottato per i diversi personaggi e quali convenzioni vengono seguite per maiuscole, punteggiatura o nomi propri.

Non deve essere un documento di cinquanta pagine.

Anzi, proprio la capacità di individuare le informazioni davvero importanti può essere parte dell’esercizio.

L’obiettivo è far capire che sai lavorare secondo regole condivise e non soltanto secondo il tuo gusto personale.

Il portfolio dovrebbe far vedere anche che conosci gli strumenti

La localizzazione professionale non si svolge necessariamente lavorando direttamente su un documento Word.

I professionisti possono utilizzare CAT Tool, sistemi proprietari, piattaforme online, database terminologici e altri strumenti messi a disposizione dal cliente o dall’agenzia.

Per questo può essere utile mostrare anche una certa familiarità con gli strumenti professionali.

Se hai lavorato con un CAT Tool durante un progetto formativo, per esempio, puoi presentare brevemente il tipo di attività svolta e le funzionalità utilizzate: memoria di traduzione, glossario, controlli QA, gestione della terminologia e così via.

Non serve trasformare il portfolio in una dimostrazione tecnica.

L’importante è far capire che sai muoverti all’interno di un ambiente professionale e che non consideri la localizzazione semplicemente come “aprire un file e tradurre”.

E se hai già lavorato? Attenzione agli NDA

Se hai già esperienza professionale, potresti essere tentato di inserire nel portfolio estratti dei videogiochi ai quali hai lavorato.

Qui bisogna essere molto prudenti.

Molti progetti di localizzazione sono coperti da accordi di riservatezza e non puoi pubblicare liberamente materiale appartenente al cliente soltanto perché hai lavorato alla sua traduzione.

Prima di inserire qualsiasi contenuto, devi verificare ciò che il contratto o l’NDA ti consentono effettivamente di divulgare.

Se non puoi mostrare il testo, puoi comunque indicare il progetto nel CV o nel portfolio in maniera generale, quando consentito, descrivendo il ruolo ricoperto, la tipologia di contenuti e le competenze utilizzate senza pubblicare materiale riservato.

Un portfolio professionale deve dimostrare anche una cosa fondamentale: che sai gestire correttamente le informazioni del cliente.

PDF, sito personale o piattaforma online?

Non esiste un unico formato obbligatorio.

Un PDF può essere pratico, soprattutto quando devi allegarlo a una candidatura. Un sito personale permette invece di presentare il portfolio in maniera più articolata e di aggiornarlo nel tempo.

Puoi anche utilizzare una piattaforma online dedicata alla presentazione dei tuoi lavori.

La cosa davvero importante è che il portfolio sia facile da consultare.

Chi lo riceve potrebbe avere soltanto pochi minuti per valutarlo. Se deve aprire dieci file, cercare le traduzioni all’interno di documenti enormi o affrontare una grafica confusa, probabilmente non avrai fatto una buona impressione.

Il design deve aiutare il contenuto, non competere con esso.

Non trasformare il portfolio in un secondo curriculum

Un errore abbastanza comune consiste nel riempire il portfolio di informazioni biografiche.

Il tuo percorso di studi, le certificazioni, le lingue conosciute e le esperienze professionali sono importanti, ma hanno già il loro posto nel CV.

Il portfolio deve soprattutto far vedere il tuo lavoro.

Una breve presentazione iniziale è utile per spiegare chi sei e quali sono i tuoi ambiti di specializzazione. Dopodiché, però, dovrebbe lasciare spazio agli esempi.

Se vuoi lavorare principalmente con RPG e giochi narrativi, il portfolio dovrebbe farlo capire. Se vuoi specializzarti nel mobile gaming, negli indie o nella localizzazione crossmediale, anche questa direzione dovrebbe emergere.

Un portfolio efficace non è soltanto una raccolta di lavori: è anche una forma di posizionamento professionale.

Gli errori che possono compromettere un portfolio

Il primo è probabilmente il più banale: errori di italiano.

Può sembrare ovvio, ma un portfolio destinato a dimostrare che sei un professionista della lingua deve essere impeccabile. Un refuso nella presentazione, una punteggiatura incoerente o una frase poco naturale possono avere un peso maggiore proprio perché il documento dovrebbe rappresentare il meglio del tuo lavoro.

Un altro errore è inserire esclusivamente traduzioni letterali. Se ogni esempio dimostra soltanto che sai trasformare correttamente una frase inglese in una frase italiana, non stai necessariamente dimostrando di saper localizzare.

Anche l’eccesso di materiale può essere un problema. Un portfolio troppo lungo comunica spesso l’idea che non sai selezionare ciò che è davvero importante.

Infine, evita di cercare di sembrare più esperto di quanto tu sia. Se un progetto è un’esercitazione personale, dichiaralo. Se non hai ancora esperienza professionale, non c’è bisogno di nasconderlo.

Un portfolio costruito onestamente ma con intelligenza può essere molto più convincente di uno che cerca di imitare l’esperienza di un professionista senior.

Il portfolio non è mai veramente finito

Un buon portfolio dovrebbe crescere insieme alla tua carriera.

Quando acquisisci nuove esperienze, puoi sostituire gli esempi più deboli con lavori migliori. Puoi eliminare i progetti che non rappresentano più il tipo di professionista che vuoi essere e aggiungere materiali che mostrino nuove competenze.

Questo è particolarmente importante nei primi anni.

All’inizio potresti avere soprattutto progetti personali o formativi. Successivamente potrai aggiungere lavori professionali, quando sarà possibile farlo, e magari specializzarti progressivamente in determinati generi o tipologie di contenuto.

Il portfolio diventa così una fotografia del tuo percorso professionale, ma anche uno strumento per orientarlo.

Il portfolio non sostituisce le competenze

C’è però un’ultima cosa da chiarire.

Il portfolio è importante, ma non è una scorciatoia.

Non basta creare un bel PDF per diventare localizzatore videoludico. Se gli esempi contenuti nel portfolio sono deboli, nessuna grafica riuscirà a compensare il problema.

Il portfolio funziona quando dietro di esso esistono competenze reali: un ottimo italiano scritto, una conoscenza approfondita dell’inglese, capacità di adattamento, sensibilità nei confronti del medium videoludico, attenzione alla terminologia, familiarità con gli strumenti professionali e soprattutto la capacità di comprendere il contesto prima di tradurre.

Per questo costruire un portfolio può essere anche un ottimo esercizio di formazione.

Ti costringe a chiederti non soltanto “che cosa ho tradotto?”, ma “che cosa so davvero fare?”

E questa è una domanda molto più importante.

Il portfolio migliore è quello che permette di immaginarti già al lavoro

Alla fine, un recruiter o un potenziale cliente dovrebbe riuscire a guardare il tuo portfolio e immaginare abbastanza facilmente come sarebbe affidarti un progetto.

Dovrebbe capire come scrivi, come affronti il contesto, come gestisci la terminologia, come risolvi un problema di adattamento e quanto sei attento ai dettagli.

Non deve necessariamente pensare che tu sappia già fare tutto.

Soprattutto se sei all’inizio, è normale che il percorso professionale debba ancora svilupparsi.

Ma dovrebbe poter vedere il potenziale professionale che c’è dietro agli esercizi e ai progetti che hai scelto di mostrare.

Per questo, quando costruisci il tuo portfolio, non chiederti soltanto quali lavori inserire.

Chiediti invece:

“Se questa fosse l’unica cosa che un’azienda vedesse di me, che cosa capirebbe delle mie capacità?”

Se la risposta è chiara, il tuo portfolio sta già facendo il suo lavoro.

Vuoi trasformare le tue competenze in una professione?

Costruire un portfolio è un ottimo punto di partenza, ma per lavorare davvero nella localizzazione videoludica è importante sviluppare competenze che vadano oltre la semplice traduzione: conoscere i workflow professionali, utilizzare i CAT Tool, lavorare con glossari e style guide, affrontare il controllo qualità e imparare a ragionare sul testo all’interno del videogioco.

È proprio su queste competenze che si concentra GameLoc Academy, scuola di formazione specializzata nella localizzazione videoludica.

Se stai pensando di trasformare la tua passione per i videogiochi e per le lingue in una competenza professionale, puoi scoprire il percorso, il programma e le modalità di ammissione sul sito di GameLoc Academy.

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