Se sogni di lavorare nella localizzazione videoludica, probabilmente ti sei già chiesto quali siano le competenze necessarie per trovare il primo impiego. Conoscere bene l’inglese? Essere un grande appassionato di videogiochi? Avere una laurea in lingue? Saper utilizzare un CAT Tool?
La risposta è che nessuna di queste caratteristiche, presa singolarmente, è sufficiente.
Quando una software house, un publisher o un’agenzia di localizzazione cerca un professionista, non sta semplicemente cercando qualcuno che sappia tradurre dall’inglese all’italiano. Sta cercando una persona alla quale affidare una parte dell’esperienza che il giocatore avrà con il proprio prodotto. E questo richiede un insieme di competenze linguistiche, tecniche e personali molto più articolato.
Capire quali siano queste competenze è importante soprattutto per chi si trova all’inizio del percorso e vuole capire su cosa investire davvero per entrare nel settore.
Prima di tutto, devi saper scrivere bene in italiano
Può sembrare scontato, ma è probabilmente uno degli aspetti più importanti e anche uno dei più sottovalutati.
Un localizzatore italiano non viene assunto perché conosce l’inglese: viene assunto perché sa trasformare un contenuto inglese in un testo italiano naturale, efficace e adatto al contesto videoludico.
Questo significa avere una padronanza molto solida della grammatica, della sintassi e del lessico, ma anche possedere una buona sensibilità stilistica. Una frase può essere grammaticalmente corretta e tuttavia suonare artificiale; può essere fedele all’originale e contemporaneamente risultare inadatta a un personaggio; può conservare tutte le informazioni del testo di partenza e perdere completamente il ritmo della scena.
La localizzazione richiede quindi una capacità che va oltre la conoscenza delle lingue: richiede scrittura.
È particolarmente evidente nei dialoghi. Se un personaggio ironico, arrogante o sarcastico parla in italiano come un manuale di istruzioni, la traduzione sarà formalmente corretta ma il personaggio non funzionerà più.
L’inglese deve essere molto più di una lingua “conosciuta”
Naturalmente, una solida conoscenza della lingua di partenza rimane indispensabile.
Ma anche qui esiste una differenza tra capire l’inglese e comprenderlo davvero in un contesto professionale.
Un localizzatore deve saper riconoscere giochi di parole, riferimenti culturali, modi di dire, ironia, ambiguità e sfumature di registro. Deve capire quando una parola apparentemente semplice assume un significato particolare perché viene utilizzata all’interno di una determinata meccanica di gioco.
E deve essere in grado di accorgersi anche quando l’autore sta deliberatamente facendo qualcosa di insolito con la lingua.
È questo livello di comprensione che permette di prendere decisioni di localizzazione consapevoli, anziché limitarsi a cercare equivalenti sul dizionario.
Devi conoscere i videogiochi, ma non soltanto perché ci giochi
Essere appassionati di videogiochi è certamente un vantaggio. Chi gioca con frequenza possiede già una familiarità con termini, generi, meccaniche e convenzioni che per un estraneo potrebbero risultare difficili da comprendere.
Ma una software house non cerca semplicemente qualcuno che abbia giocato a molti videogiochi.
Cerca qualcuno che sappia analizzare il videogioco dal punto di vista linguistico.
Un localizzatore deve capire perché una determinata parola viene utilizzata per una meccanica, come funziona un’interfaccia, che differenza esiste tra una quest e un obiettivo, perché un personaggio utilizza un determinato registro e quale ruolo svolge un testo all’interno dell’esperienza di gioco.
In altre parole, bisogna imparare a guardare un videogioco anche con gli occhi di un professionista della localizzazione.
La capacità di lavorare con il contesto è fondamentale
Una delle competenze più preziose per un localizzatore è la capacità di non trattare le stringhe come elementi isolati.
Immaginiamo di ricevere una frase come:
“It’s done.”
Senza contesto, potremmo tradurla in diversi modi. “È fatto”, “È finita”, “Fatto”, “Abbiamo finito”. La scelta dipende da chi sta parlando, dalla situazione, dal rapporto tra i personaggi e da ciò che sta accadendo sullo schermo.
Per questo un professionista deve saper cercare informazioni, consultare reference, interpretare screenshot e video, utilizzare correttamente la documentazione fornita dal cliente e, quando necessario, fare domande.
Sembra un dettaglio, ma la capacità di individuare ciò che non si può sapere da una stringa e chiedere il chiarimento giusto è una vera competenza professionale.
La tecnologia fa parte del mestiere
Un altro elemento che distingue un aspirante localizzatore da un professionista è la capacità di utilizzare gli strumenti del settore.
I progetti di localizzazione possono contenere migliaia o decine di migliaia di parole e devono essere gestiti mantenendo una terminologia coerente, rispettando scadenze e collaborando con altri professionisti.
Per questo vengono utilizzati i CAT Tool e altri strumenti dedicati alla gestione dei contenuti linguistici.
Conoscere un software come MemoQ non significa semplicemente sapere dove cliccare per inserire una traduzione. Significa capire come funzionano memorie di traduzione, glossari, segmentazione, controlli di qualità e workflow collaborativi.
Una software house o un’agenzia può insegnarti le procedure specifiche del proprio ambiente di lavoro. È molto più difficile, invece, insegnare da zero a una persona il modo di ragionare necessario per lavorare con questi strumenti.
Avere già una preparazione tecnica rappresenta quindi un vantaggio concreto.
La coerenza vale quanto la creatività
Quando si parla di localizzazione, si tende a sottolineare soprattutto la creatività. Ed è comprensibile: adattare una battuta, trovare la soluzione per un gioco di parole o dare una voce credibile a un personaggio può essere una delle parti più affascinanti del lavoro.
Ma la creatività, da sola, può diventare persino un problema.
In un progetto professionale bisogna rispettare la terminologia stabilita, mantenere coerenti i nomi di personaggi, oggetti e abilità e seguire le indicazioni della style guide. Se un’abilità viene chiamata in un modo all’inizio del gioco e con un altro nome cento ore dopo, il giocatore può non capire che si tratta della stessa cosa.
Il buon localizzatore deve quindi sapere quando essere creativo e quando essere rigoroso.
È una delle capacità che si sviluppano soprattutto con la pratica.
Le aziende cercano anche affidabilità
Esiste poi una competenza che non compare sempre nei requisiti degli annunci, ma che nel lavoro reale è fondamentale: l’affidabilità.
La localizzazione fa parte di una catena produttiva. Se un traduttore consegna in ritardo, non è soltanto il suo lavoro a fermarsi. Può ritardare la revisione, il testing, l’implementazione e, in alcuni casi, intere fasi di produzione.
Essere professionali significa quindi anche rispettare le scadenze, comunicare tempestivamente eventuali problemi e non sparire quando qualcosa non va secondo i piani.
La qualità linguistica è indispensabile, ma la professionalità nel rapporto di lavoro lo è altrettanto.
Devi saper accettare le revisioni
Un buon localizzatore non considera il proprio testo intoccabile.
Durante un progetto è normale che un revisore intervenga, che il cliente chieda una modifica oppure che una scelta terminologica venga cambiata dopo aver acquisito nuove informazioni.
Saper discutere una scelta linguistica è importante; saper accettare una modifica motivata lo è altrettanto.
La localizzazione è un lavoro di squadra e il testo finale è il risultato della collaborazione tra più figure professionali.
Chi dimostra di saper ascoltare, confrontarsi e migliorare il proprio lavoro ha un vantaggio significativo rispetto a chi considera ogni correzione una critica personale.
E il portfolio?
Quando si cerca il primo lavoro, una delle difficoltà maggiori è il classico paradosso dell’esperienza: le aziende chiedono esperienza, ma come si può ottenere esperienza se nessuno è disposto a dare il primo incarico?
In questa fase il portfolio può fare una grande differenza.
Un aspirante localizzatore può dimostrare le proprie capacità attraverso esercitazioni curate, progetti accademici, simulazioni di localizzazione e altri lavori che permettano a un recruiter di vedere concretamente come scrive e come ragiona.
Un portfolio ben costruito non deve essere enorme. Deve essere pertinente e soprattutto deve mostrare capacità diverse: dialoghi, interfaccia, adattamento creativo, terminologia.
Quindi cosa cercano davvero le software house?
Alla fine, la risposta è meno semplice di quanto potrebbe sembrare.
Le aziende non cercano necessariamente la persona che conosce più vocaboli inglesi o quella che ha giocato a più videogiochi. Cercano professionisti capaci di mettere insieme diverse competenze e di applicarle in modo coerente.
Cercano qualcuno che sappia scrivere bene, comprendere profondamente l’inglese, interpretare il contesto, conoscere il medium videoludico, utilizzare gli strumenti professionali, rispettare la terminologia e lavorare con precisione all’interno di un team.
Ed è proprio questa combinazione a rendere la localizzazione videoludica una professione specializzata.
Come prepararsi alle richieste del mercato
La buona notizia è che queste competenze non devono necessariamente essere già presenti tutte insieme quando si comincia.
Si possono costruire attraverso lo studio e, soprattutto, attraverso la pratica.
Un percorso formativo specifico permette di confrontarsi con problemi che difficilmente emergono durante lo studio tradizionale: stringhe senza contesto, limiti dell’interfaccia, glossari, style guide, memorie di traduzione, adattamento dei dialoghi e controllo linguistico del prodotto finale.
È proprio l’approccio adottato da GameLoc Academy, il percorso dedicato alla formazione professionale nella localizzazione videoludica. Il corso permette di sviluppare competenze linguistiche e tecniche attraverso esercitazioni pratiche e di familiarizzare con gli strumenti e i workflow utilizzati nel settore.
Se vuoi capire come funziona il percorso e quali competenze puoi acquisire, trovi tutte le informazioni sul sito di GameLoc Academy: https://gameloclearning.it.
La competenza più importante? Sapere perché stai facendo una scelta
Forse la qualità che riassume meglio tutte le altre è la capacità di prendere decisioni.
Un localizzatore professionista non traduce automaticamente la prima soluzione che gli viene in mente. Si ferma, osserva il contesto, valuta le alternative e sceglie quella che funziona meglio per il gioco.
È questo che le software house stanno cercando quando affidano il proprio prodotto a un professionista: non qualcuno che sappia semplicemente trasferire parole da una lingua all’altra, ma qualcuno che sappia risolvere problemi linguistici all’interno di un’esperienza interattiva.
E questa è una competenza che si può imparare, allenare e trasformare in una professione.
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