Open Day
22 Gennaio 2026 ore 18:00
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Quando un videogioco arriva sul mercato internazionale, non basta averlo sviluppato in una sola lingua: occorre un processo ben organizzato che consenta di adattarlo a più Paesi. Questo percorso, che chiamiamo localizzazione, segue diverse fasi e coinvolge figure professionali specializzate.
Vediamo insieme come funziona il “ciclo di vita” di un gioco localizzato, dall’idea iniziale fino alla versione che arriva nelle mani dei giocatori.
Tutto parte già in fase di sviluppo. Gli sviluppatori devono decidere quali mercati target intendono raggiungere e pianificare fin da subito come gestire i testi, i dialoghi e le risorse grafiche.
Spesso si lavora con stringhe di testo separate dal codice (per esempio in file XML o CSV) per permettere ai traduttori di lavorare senza rischiare di danneggiare il gioco.
Esempio positivo: The Witcher 3 è stato progettato con una forte attenzione alla localizzazione. CD Projekt RED ha fornito agli adattatori strumenti e contesto, così i traduttori hanno potuto lavorare mantenendo intatta la complessità narrativa
In questa fase entrano in gioco i localizzatori, che si occupano non solo di tradurre i testi, ma di adattarli culturalmente.
Battute e giochi di parole vengono ricreati.
Nomi e termini tecnici vengono uniformati tramite glossari.
I dialoghi vengono resi naturali nella lingua di destinazione.
Esempio positivo: la localizzazione italiana di Monkey Island è ancora oggi ricordata come un modello di creatività, grazie a traduzioni brillanti che hanno reso memorabili le battute di Guybrush Threepwood.
Esempio negativo: Zero Wing per Sega Mega Drive è diventato un caso di studio a causa del famigerato “All your base are belong to us”, traduzione letterale dall’originale giapponese che non aveva alcun senso in inglese. Questo è accaduto perché, ai tempi, ancora non si utilizzavano traduttori professionisti madrelingua, ma spesso i testi (in questo caso in giapponese) venivano tradotti direttamente in-house da persone che cercavano di fare del loro meglio con la conoscenza che avevano dell’inglese.
Se il gioco prevede il doppiaggio, dopo la traduzione dei copioni si passa alla registrazione con attori madrelingua. Qui il compito è duplice: rendere fedele l’interpretazione e, quando serve, adattarla alla sincronizzazione labiale o ai tempi di gioco.
Esempio positivo: la saga di Assassin’s Creed è stata spesso elogiata per la qualità del doppiaggio italiano, in grado di restituire atmosfera e credibilità ai personaggi.
Esempio problematico: in Resident Evil 1 (versione originale del 1996), il doppiaggio inglese è diventato celebre per la sua scarsa qualità, contribuendo a rovinare, purtroppo, la tensione narrativa del gioco. Il problema è nato dal fatto che il doppiaggio dei videogiochi, al tempo, era ancora ai suoi inizi; non esistevano studi specializzati che potessero effettuare un lavoro professionale, quindi spesso i risultati lasciavano a desiderare.
Una volta tradotti e doppiati, testi e audio vengono inseriti nel gioco. A questo punto entra in scena il LQA (Linguistic Quality Assurance), ovvero il testing linguistico.
I tester controllano:
che i testi non escano dai riquadri dell’interfaccia;
che le traduzioni siano coerenti con le situazioni di gioco;
che non ci siano errori di battitura o problemi di encoding dei caratteri.
Esempio negativo: in alcune versioni localizzate di Pokémon, i nomi troppo lunghi causavano tagli improvvisi o testi sovrapposti nei menu.
Una volta rilasciato il gioco, la localizzazione non finisce. Con gli aggiornamenti, le espansioni o i DLC, i team di traduzione continuano a lavorare per garantire coerenza e qualità.
Esempio positivo: Final Fantasy XIV, MMO costantemente aggiornato, è considerato un esempio virtuoso per la coerenza linguistica mantenuta nel corso degli anni in tutte le versioni.
Insomma, il ciclo di vita di un videogioco tradotto è un lavoro di squadra. Coinvolge sviluppatori, traduttori, editor, attori e tester. Ogni fase è cruciale: un errore di pianificazione può compromettere tutto il processo, mentre una buona sinergia tra i reparti può trasformare un gioco in un successo globale.
La localizzazione è quindi un investimento strategico: non solo rende un titolo accessibile, ma ne determina anche la qualità percepita e la capacità di conquistare i giocatori in tutto il mondo.